un'immagine autunnale un quadro una raffigurazione uno spaccato che fissa il momento della ciclicità della vita
vedere le braccia nodose attraversate dalle perturbazioni di novembre lacerava l'anima era il sapore antico della vita campestre era la visione apocalittica dell'eterno ritorno era la fine che non è la fine era l'essenza dischiusa offerta per un attimo alla contemplazione estetica ma si dissolve senza troppo clamore ritornando a sciogliersi nella più ampia prospettiva del quadro d'autunno il cielo di piombo sopra i nostri pensieri i campi grigi come una madre ormai sterile la casa diroccata estrema propaggine della superbia umana le colline addossate sui pascoli che promettono un inverno rigido
sento bussare la morte
lunedì 15 febbraio 2010
giovedì 4 febbraio 2010
stemma
ma cos'è poi, questa stoffa?un panno logoro, sangue e polvere, che cela la luce del sole e ostenta la nostra umanità: sangue e polvere.sbandiera gloria ammazzando le persone e distruggendo i ceti medi.divaricando la polarità sociale.e me lo porto, segnato sul petto come una croce pesante.che segna la mia vita.di trionfi che consumano la gioia.lancinante marchio a fuoco.una vittoria che annuncia una sconfitta.più intima.più grande.presagio di distruzione.i campi di battaglia del vincitore seminati della morte degli sconfitti.irrorati dal loro sangue.un raccolto macabro, che non porta nutrimento.che non porta vita, che non porta niente.eppure è così che ci siamo (s)formati.ed è così che andremo avanti.vaticinanti verso il baratro dell'esistenza.
venerdì 29 gennaio 2010
non riesco a ripartire equamente i miei sogni
tra l'ansia di adagiarsi ad uno stile di vita consono ai cliché e l'atarassia
mi sforzo di sorreggere le strutture
erose dell'io i pezzi della mia vita
mentre cerco di lambire
l'estrema soglia
che dischiude
la verità
mi sforzo di sorreggere le strutture
erose dell'io i pezzi della mia vita
mentre cerco di lambire
l'estrema soglia
che dischiude
la verità
mercoledì 13 gennaio 2010
ieri sera mi hai letto bataille
e ho trovato interessante la stereotipizzazione dei modelli uomo-donna nell'ascesa parabolica della civiltà occidentale che si trova a fare i conti guardando attraverso l'oscuro occhio della realtà
niente compromessi solo il gemito ancestrale soffocato dentro la tua gola mentre crollavano i muri di secoli di idealizzazioni palazzi dicasteri monumenti edificati sul fango della vergogna di chi non osava guardare di chi non osava sapere di chi non osava conoscere.eppure la lezione del grande maestro riecheggiava dagli albori della nostra infanzia ma conoscere sé stessi era un processo omicida che avrebbe portato a ristabilire i rapporti di forza primordiali.
dove il sublime canto, l'enfasi emotiva, l'affinità elettiva e l'amore platonico?vedevo solo fili morti sporchi di uno sforzo che perpetua l'esistenza.
niente compromessi solo il gemito ancestrale soffocato dentro la tua gola mentre crollavano i muri di secoli di idealizzazioni palazzi dicasteri monumenti edificati sul fango della vergogna di chi non osava guardare di chi non osava sapere di chi non osava conoscere.eppure la lezione del grande maestro riecheggiava dagli albori della nostra infanzia ma conoscere sé stessi era un processo omicida che avrebbe portato a ristabilire i rapporti di forza primordiali.
dove il sublime canto, l'enfasi emotiva, l'affinità elettiva e l'amore platonico?vedevo solo fili morti sporchi di uno sforzo che perpetua l'esistenza.
giovedì 7 gennaio 2010
l'immaginazione non è menzogna
le geometrie dei viali disegnavano prospettive sempre uguali col passare delle stagioni.eppure si alternavano sentimenti misti: delusione, apatia, sconforto, depressione, abbattimento.
sarebbe stato pretenzioso credere che un rifugio si potesse trovare, ma l'immaginazione non è menzogna.neanche l'immaginazione serve a scappare.non si scappa.non si scappa.non si scappa.siamo ciclicamente invasi da noi stessi.
sarebbe stato pretenzioso credere che un rifugio si potesse trovare, ma l'immaginazione non è menzogna.neanche l'immaginazione serve a scappare.non si scappa.non si scappa.non si scappa.siamo ciclicamente invasi da noi stessi.
era come se guardassi da un'anticamera che gettava i miei occhi su un palcoscenico denso di mistero.volevo rompere le nebbie degli occhi per fugare ogni dubbio per stemperare questa realtà onirica per ricercare la concretezza delle idee e l'ordine dei pensieri
lieve si posava la neve
cadeva
truccando gli alberi filiformi per dare volume ai loro suoni sconnessi ed edulcorare una realtà priva di ogni contesto amorfa nella sua tendenza alla decontestualizzazione: natura morta che elude i tentativi di appropriazione di un senso e sveste lo sguardo dei ricordi felici
lieve si posava la neve
cadeva
per offrirsi nuda all'interpretazione dei passanti lasciando scoperti sguardi trasognati presagi di una tristezza infinita e ciclica invincibile e disonesta
lieve si posava la neve
e privava l'uomo di ogni certezza
lieve si posava la neve
cadeva
truccando gli alberi filiformi per dare volume ai loro suoni sconnessi ed edulcorare una realtà priva di ogni contesto amorfa nella sua tendenza alla decontestualizzazione: natura morta che elude i tentativi di appropriazione di un senso e sveste lo sguardo dei ricordi felici
lieve si posava la neve
cadeva
per offrirsi nuda all'interpretazione dei passanti lasciando scoperti sguardi trasognati presagi di una tristezza infinita e ciclica invincibile e disonesta
lieve si posava la neve
e privava l'uomo di ogni certezza
lunedì 14 dicembre 2009
imperfetto
come la pioggia che inganna la strada.quello che succede senza preavviso non è mai niente di buono è l'effetto collaterale alla nostra miseria il prodotto accessorio della nostra mancanza di senso della nostra incapacità di vivere del bisogno di soffrire della necessità di essere finiti.come le nuvole che fanno finta di proteggerci da un sole avaro un sole che non sa amare un sole che assiste gelido alla nostra sconfitta alimentando giorno dopo giorno i rimpianti e le angosce.sarebbe stato meglio non pensare troppo e non rendersi conto di essere produttori di antinomie contraddizioni viventi che non cessano mai di eccitare l'ilarità del destino.
eppure ricordo ancora i miei sogni sfumare nell'ebrezza di un'estate nel vento mite di giugno sorridere al mare infinito e agli incendi controllati alla nudità dei nostri costumi e agli arrampicatori sociali mentre volevo perdermi nel pensiero di non avere pensieri l'unico sollievo prima di incontrarti.
eppure ricordo ancora i miei sogni sfumare nell'ebrezza di un'estate nel vento mite di giugno sorridere al mare infinito e agli incendi controllati alla nudità dei nostri costumi e agli arrampicatori sociali mentre volevo perdermi nel pensiero di non avere pensieri l'unico sollievo prima di incontrarti.
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