e ho trovato interessante la stereotipizzazione dei modelli uomo-donna nell'ascesa parabolica della civiltà occidentale che si trova a fare i conti guardando attraverso l'oscuro occhio della realtà
niente compromessi solo il gemito ancestrale soffocato dentro la tua gola mentre crollavano i muri di secoli di idealizzazioni palazzi dicasteri monumenti edificati sul fango della vergogna di chi non osava guardare di chi non osava sapere di chi non osava conoscere.eppure la lezione del grande maestro riecheggiava dagli albori della nostra infanzia ma conoscere sé stessi era un processo omicida che avrebbe portato a ristabilire i rapporti di forza primordiali.
dove il sublime canto, l'enfasi emotiva, l'affinità elettiva e l'amore platonico?vedevo solo fili morti sporchi di uno sforzo che perpetua l'esistenza.
mercoledì 13 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
l'immaginazione non è menzogna
le geometrie dei viali disegnavano prospettive sempre uguali col passare delle stagioni.eppure si alternavano sentimenti misti: delusione, apatia, sconforto, depressione, abbattimento.
sarebbe stato pretenzioso credere che un rifugio si potesse trovare, ma l'immaginazione non è menzogna.neanche l'immaginazione serve a scappare.non si scappa.non si scappa.non si scappa.siamo ciclicamente invasi da noi stessi.
sarebbe stato pretenzioso credere che un rifugio si potesse trovare, ma l'immaginazione non è menzogna.neanche l'immaginazione serve a scappare.non si scappa.non si scappa.non si scappa.siamo ciclicamente invasi da noi stessi.
era come se guardassi da un'anticamera che gettava i miei occhi su un palcoscenico denso di mistero.volevo rompere le nebbie degli occhi per fugare ogni dubbio per stemperare questa realtà onirica per ricercare la concretezza delle idee e l'ordine dei pensieri
lieve si posava la neve
cadeva
truccando gli alberi filiformi per dare volume ai loro suoni sconnessi ed edulcorare una realtà priva di ogni contesto amorfa nella sua tendenza alla decontestualizzazione: natura morta che elude i tentativi di appropriazione di un senso e sveste lo sguardo dei ricordi felici
lieve si posava la neve
cadeva
per offrirsi nuda all'interpretazione dei passanti lasciando scoperti sguardi trasognati presagi di una tristezza infinita e ciclica invincibile e disonesta
lieve si posava la neve
e privava l'uomo di ogni certezza
lieve si posava la neve
cadeva
truccando gli alberi filiformi per dare volume ai loro suoni sconnessi ed edulcorare una realtà priva di ogni contesto amorfa nella sua tendenza alla decontestualizzazione: natura morta che elude i tentativi di appropriazione di un senso e sveste lo sguardo dei ricordi felici
lieve si posava la neve
cadeva
per offrirsi nuda all'interpretazione dei passanti lasciando scoperti sguardi trasognati presagi di una tristezza infinita e ciclica invincibile e disonesta
lieve si posava la neve
e privava l'uomo di ogni certezza
lunedì 14 dicembre 2009
imperfetto
come la pioggia che inganna la strada.quello che succede senza preavviso non è mai niente di buono è l'effetto collaterale alla nostra miseria il prodotto accessorio della nostra mancanza di senso della nostra incapacità di vivere del bisogno di soffrire della necessità di essere finiti.come le nuvole che fanno finta di proteggerci da un sole avaro un sole che non sa amare un sole che assiste gelido alla nostra sconfitta alimentando giorno dopo giorno i rimpianti e le angosce.sarebbe stato meglio non pensare troppo e non rendersi conto di essere produttori di antinomie contraddizioni viventi che non cessano mai di eccitare l'ilarità del destino.
eppure ricordo ancora i miei sogni sfumare nell'ebrezza di un'estate nel vento mite di giugno sorridere al mare infinito e agli incendi controllati alla nudità dei nostri costumi e agli arrampicatori sociali mentre volevo perdermi nel pensiero di non avere pensieri l'unico sollievo prima di incontrarti.
eppure ricordo ancora i miei sogni sfumare nell'ebrezza di un'estate nel vento mite di giugno sorridere al mare infinito e agli incendi controllati alla nudità dei nostri costumi e agli arrampicatori sociali mentre volevo perdermi nel pensiero di non avere pensieri l'unico sollievo prima di incontrarti.
domenica 22 novembre 2009
difficili settimane
c'è nebbia intorno alle torri.bologna si sveglia buia la mattina.il freddo anestetizza i pensieri e facilita la congestione della colazione: cenere e sorrisi stonati.vecchi.
ho chiuso i contatti stavolta.mi sono lasciato andare.e c'è un misto agrodolce nel sapore del mare in cui naufrago.le pagine mi scivolano addosso, cerco di riprenderle.da bravo.facendo il mio mestiere.ma ormai ho iniziato il gioco.tanto vale continuare.
ho chiuso i contatti stavolta.mi sono lasciato andare.e c'è un misto agrodolce nel sapore del mare in cui naufrago.le pagine mi scivolano addosso, cerco di riprenderle.da bravo.facendo il mio mestiere.ma ormai ho iniziato il gioco.tanto vale continuare.
venerdì 6 novembre 2009
lasciami masticare un altro pò del tuo dolore.senza ingoiare che poi altrimenti sei parte di me.mettimi al corrente della situazione internazionale, parlami dei cani che scopano di fronte l'università.dimmi come ricucire i pezzi della mia anima sgualcita dimmi come hai fatto tu.raccontami delle pareti verniciate con le parole delle sere di qualche anno fa le sere che si perdono tra gli alberi dei centri commerciali.dei libri appesi sui soffitti di qualche sconosciuto autore e dell'ordine dei discorsi.tu che sapevi ascoltare la carta.che sapevi che poteva essere ancora utile.che sapevi cosa scriverci sopra.che le occhiaie ti donavano.
volevo solo un pò di posto.mentre gli zingari fondano nuovi assetti sociali nelle scuole abbandonate.mentre nella nebbia si sentono le foglie cadere una coperta per la notte dei prati nudi sotto i nostri passi.e il cielo non sarà mai più quello del 20 settembre.e il cielo sarà sempre quello del 20 settembre.
volevo solo un pò di posto.mentre gli zingari fondano nuovi assetti sociali nelle scuole abbandonate.mentre nella nebbia si sentono le foglie cadere una coperta per la notte dei prati nudi sotto i nostri passi.e il cielo non sarà mai più quello del 20 settembre.e il cielo sarà sempre quello del 20 settembre.
lunedì 2 novembre 2009
ravenna-bologna h 06:47
le nuvole rigonfie ed esangui come nei quadri nella tua stanza.il sole che spunta frantumando il cielo come il pennello di picasso un cubismo che spezza la notte in un frontale con le prime luci dell'alba.ed io viaggiatore passeggero che percorre le vie dei sensi senza una preparazione adeguata.con le palpebre che rifiutano la scelta degli occhi.con le palpebre che fuggono verso dimensioni oniriche.ma la veglia è un percorso indicizzato forzato senza spiragli.
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